Ott 2 2018

Mimì Burzo :: Rupert

 

 

Download gratuito dell’ebook: https://maldoror.noblogs.org/files/2018/10/Burzo-Rupert-Maldoror_Press-2018.pdf

 

* * *

 

Una manciata di testi poetici per dire la breccia sempre possibile verso l’impossibile. Un tentativo di parola per amare l’Altro attraverso un verbo costretto all’infinito – o contro l’infinito zoppicante dei poeti – senz’altra coniugazione che non sia per amore, o per una qualche forma esacerbata d’intelligenza, tentando la parola dell’unicità, della lotta, degli umori, ben prima che se ne muoia per i suoi “peccati”, ben prima che essa si disfi e ricombini dentro la storia dei fallimenti.

 

* * *

 

[…] [Non esiste nulla] Solo il canto indecente del mondo, e due mani che lo prendono in grembo. Per cullarlo. Solo per cullarlo. Il mondo ha bisogno di essere cullato. Se sei il mondo posso solo cullarti con la musica che dondola l’impossibilità di un noi e quattro piedi su di una via. Qualche macchina e pochi alberi. Quattro occhi e due mani. L’una dentro l’altra. Un paio di labbra su di un orecchio. Due encefali. Tessuto nervoso. Muscolare. Osseo. Vasi sanguigni. Due pancreas. Due fegati. Quattro polmoni. Cromosomi di forma diversa. L’avvicendarsi sulla strada, di due corpi uniti da un perché che si riduce ad un forse […].


Set 27 2018

Lisa Orlando :: Nasceranno per noi le umane città

 

Download gratuito dell’ebook: https://maldoror.noblogs.org/files/2018/09/Lisa-Orlando_Nasceranno-per-noi-le-umane-citta_Maldoror-Press_2018.pdf

 

* * *

 

Nasceranno per noi le umane città è una raccolta di brevi saggi che si prova, con devota minuzia, a indicare (o a immaginare) una possibilità di salvezza – per un mondo che s’ammala e declina – attraverso un ribaltamento radicale dei punti di vista. Ribaltamento che dia luogo, anzitutto, a un nuovo saper vivere, e che insegni al mondo, e agli esseri che lo abitano, una cura che sopprima la violenza, le separazioni, in modo da riabilitare l’amore – rendendolo cioè nuovamente abile a dare un senso compiuto alla vita e alle relazioni tra i viventi. [Fotografie di Dana de Luca]

 

* * *

 

[La battaglia della vita è dunque ineluttabile? Così
come la sua disfatta?]

Nel primo libro di Kakfa, Descrizione di una battaglia, c’è
la fatale considerazione che essa non potrà avere mai
alcuna vittoria, mai sconfitta, né mai potrà svigorirsi,
mai finire. È come se Kafka portasse in sé, sin dall’inizio,
questo breve, intenso dialogo che sintetizza tutta la
sua vita (la nostra?):

«In ogni caso tutto è perduto. – Devo quindi smettere? – No,
se smetti tutto è perduto».

 

 


Set 1 2018

Romina Capo, Carmine Mangone :: EROTICÀRDIO

 

 

Download gratuito:

https://maldoror.noblogs.org/files/2018/09/RominaCapo-CarmineMangone_Eroticardio_MaldororPress-2018.pdf

 

*   *   *

Folgorante raccolta di testi poetici, scritta nell’arco di appena tre settimane tra il luglio e l’agosto 2018. Un varco attraverso i giorni, un tentativo per l’affetto, una ricerca di unicità e consapevolezza per azzannare il desiderio. Con venti illustrazioni di Alfonso Nacchia.

 

*   *   *

 

Scostato il millantare delle lancette
le frette di arrivi e partenze
le scarpe strette dal troppo camminare
slordato il bacio dal sale
Noi .eravamo bellissimi
con tutte le nostre ruggini
ingoiate .le anemie dei cuori spaccati
come mele e come ferrose assenze
dimenticate .tra ferrovie e zone d’imbarco

(in ogni cielo cupo esiste un varco
anche se ha sapore di pioggia).

ROMINA CAPO

 

Le parole si prendono cura di tutto, sottraendoci a quel rifugio che può essere il pensiero della morte, del silenzio, eppure non rimediano a nulla.
M’interrogo sulle origini del movimento. Mi chiedo se ho sofferto per la conoscenza. Il pensiero è la sedimentazione di una follia elusa, di un dubbio suturato.
Da ragazzo, giocavo per strada tirando calci a un pallone e ancora non avevo quest’interesse per le rilegature. Ero dato dalla bellezza dell’accidentale, dalla malizia di un’obbedienza verso ogni tipo di disastro. Il mio cuore non aveva scadenze. La minaccia del destino era blanda. Vivevo sotto la sorveglianza delle mie sole esaltazioni.
Dov’è finita quella mancanza di fine? Dove si è incagliato quel me stesso eccessivo e spensierato? Come mai, a un certo punto della mia vita, ho scelto di amare restando poeticamente inadatto all’amore?

CARMINE MANGONE

 


Feb 9 2015

Carmine Mangone :: In me si ama, la scatola, Pasifae


Parole inutili come ogni innocenza figlia mia
Non vedi che il mostro sono io e che il cielo rimane stupidamente azzurro?
Rivendico per me la qualità di ciò che
perde ogni qualità
e la poesia di ciò che odia ogni poesia
Pensavi forse che io morissi squartata dalle dimensioni del
mio stesso desiderio?

Mangone-Pasifae-cover

 

Free download: http://maldoror.noblogs.org/files/2015/02/CarmineMangone-Pasifae.pdf

 

testo per il teatro

introduzione di Mariella Soldo

illustrazioni di Alfonso Nacchia

con foto di Domenico Carbonara
e camei di Barbara De Palma e Anna Piscopo

prima: 28 novembre 2014
Teatro Bravò, Bari
Corti d’a(u)t(t)ore
regia: Mariella Soldo
voci: Barbara De Palma
attori: Roberto Ranieri, Anna Piscopo
produzione: Notterrante compagnia

link video: http://youtu.be/mtMLrCQtjMo
riprese: Francesca Citarella

*  *  *

“Man mano Pasifae perde la sua infanzia. Si abbandona a un breve ma intenso monologo finale, in cui dona al pubblico le ultime tracce della sua antica malinconia: La scatola è calda, / esaurisco il possibile, / non finirò mai. Così come non finirà mai il suo corpo, la sua sensualità, la ricerca anti-estetica del mondo. Uno spettatore le lancia un gomitolo di lana. La donna lo raccoglie. Il Minotauro la insegue. La musica è tagliente. Pasifae fa finta di fuggire. In realtà quella corsa è una farsa. Non teme il Minotauro perché non teme l’amore”, Mariella SOLDO.


Nov 17 2014

Émile Pouget :: Il sabotaggio

Pouget-Sabotaggio-cover

 

 

Free download: http://maldoror.noblogs.org/files/2014/11/Pouget-IlSabotaggio.pdf

 

L’opuscolo seminale sul sabotaggio rivoluzionario, scritto oltre un secolo fa dal sindacalista anarchico Émile Pouget.

«Da quando un uomo ha avuto la criminale ingegnosità di trarre profitto dal lavoro di un suo simile, da quel giorno lo sfruttato ha cercato d’istinto di dare meno di quanto esigesse il suo padrone», É. Pouget.

Testo pubblicato originariamente in: Émile Pouget, Comontismo e altri, Sabotaggio mon amour, a cura di Carmine Mangone, Gwynplaine edizioni, Camerano (AN), 2013, pp. 7-65. Copertina di Roby Phc Ferrari.



Nov 16 2014

Stefano Riccesi :: Rosa del mattino

Riccesi_cover

 

Free download: http://maldoror.noblogs.org/files/2014/11/StefanoRiccesi_RosaDelMattino.pdf

 

«Il movimento del desiderio dà impulso e forma alla realtà, ne è la pura sostanza, poiché niente viene a essere senza un principio di movimento. Ma per abbandonarvisi appieno è necessario accordarsi alla sua impermanente gratuità, e poi sapere che non si possono sperimentare vette senza valli, e infine nutrire una volontà di vivere libera dalla dipendenza dal tempo, libera di godere del reale più che del possibile. Un godimento libero dalle prigioni della speranza e della durata, serenamente e ferocemente presente alla realtà. (…) Sai, le cosiddette leggi naturali non sono che modi della mente per descrivere la relativa coerenza dell’universo. Credi forse che cadendo una pallina voglia rispettare la forza di gravità? La natura si autorganizza ma non segue leggi. E in un mondo senza legge, che sboccia e gode di sé senza controllo né vie prestabilite, in un mondo senza altro senso che la meraviglia, per me si può solo abbandonare la bontà e la giustizia apprese per tornare a fare spazio alla volontà della vita», Stefano Riccesi.

Illustrazioni: Carmine Mangone.



Dic 16 2013

Maurice Blanchot :: La follia del giorno

Blanchot_cover

 

Free download: http://maldoror.noblogs.org/files/2013/12/MauriceBlanchot_LaFolliaDelGiorno.pdf

 

Illustrazioni di Roberto Clemente.

 

«Nella vita di tutti giorni, [Blanchot] era l’uomo più semplice che ci sia. Molto dolce, sempre di buon umore, con il suo leggendario e meraviglioso sorriso. Non l’ho mai visto in collera (eccettuate le sue vivaci collere politiche) e aveva una costante preoccupazione per i problemi degli amici. Per il resto, aveva molto humour, senza quasi accorgersene; comprendeva tutto e non accusava mai.», testimonianza di Monique Antelme.

*   *   *

«Io non sono né saggio né ignorante. Ho provato gioie. È troppo poco dire: sono vivo, e questa vita mi dà il più grande pia­cere. La morte, allora? Quando morirò (forse tra poco), conoscerò un piacere im­menso. Non parlo del pregustare la morte che è insulso e spesso sgradevole. Il soffrire abbrutisce. La grande ve­rità di cui sono sicuro è invece questa: provo nel vivere un piacere senza limiti e avrò nel morire una soddisfazione senza limiti. (…) Gli uomini, specie bizzarra, vorrebbero sfuggire alla morte. E alcuni gridano, morire, morire, perché vorrebbero sfuggire alla vita. «Ma quale vita, mi uccido, mi ar­rendo.» Ciò è pietoso, strano, è un errore.  Ho incontrato tuttavia degli esseri che non hanno mai detto alla vita, taci, e alla morte, vattene. Quasi sempre delle donne, creature belle. Quanto agli uomini, il terrore li asse­dia, la notte li ferisce, vedono i loro progetti annientati, il loro lavoro ridotto in polvere, restano sbigottiti, loro, così grandi, che volevano fare il mondo, ma tutto sprofonda. (…) Devo confessarlo, ho letto molti libri. Quando scomparirò, tutti questi volumi muteranno impercettibilmente; più grandi i margini, più debole il pensiero. Sì, ho parlato a troppa gente, oggi questo mi sor­prende; ogni persona è stata per me un intero popolo. Un così immenso altro mi ha reso me stesso molto più di quanto avrei voluto. Adesso, la mia esistenza è di una solidità sor­prendente; anche le malattie mortali mi giu­dicano coriaceo. Me ne scuso, ma è necessario che io seppellisca qualcun altro prima di me. (…)», MAURICE BLANCHOT (La follia del giorno ).

 

«Sei qui adesso: il tratto impossibile del dado. Il ricatto è motivo: non posso rimettermi a te che leggi. Sei tutti i lettori, in ogni istante. Ogni istante ha una punta, no: ogni istante ha una serie infinita di punte che si drizzano e si piegano senza soluzione di continuità. Scrittura frattale sparpagliata ovunque.», gallizio.

«Sembrerebbe incredibile – tenerne conto, tenerne racconto – eppure si continua ad affidare l’idea dell’impossibile (e cos’è l’impossibile se non la creazione di una soglia tra vita e morte che permetta a noi e ai nostri affetti di sormontare ogni durata, ogni tempo?), si continua ad insufflare una tale idea in tutti i movimenti umani che tendono, non solo sulla carta e anche solo in potenza, ad una impossibilità della parola. Sembrerebbe assurdo, ma ormai gli inventori del mondo simbolico costringono sulla soglia o addirittura combattono molti dei loro stessi simboli per poter meglio vivere e mutuare il proprio mondo. In quest’assurdo, in questo movimento senza più segnaletica ideologica, c’è però tutto quel che ancora rimane di apertura sovrana – di continuità – verso l’esistente e l’ignoto.», Carmine Mangone.

 


Mag 28 2013

Gilles Ivain :: Formulario per un nuovo urbanismo

Formulario_cover

 

Free download: http://maldoror.noblogs.org/files/2013/05/Gilles-Ivain_Formulario_urbanismo.pdf

Prima edizione italiana integrale

*   *   *

“Il Formulario per un nuovo urbanismo viene scritto a Parigi tra l’agosto e il settembre del 1953 a firma di Gilles Ivain, pseudonimo di Ivan Chtcheglov, un diciannovenne che, folgorato dalla lettura della vita di Van Gogh suicidato dalla società raccontata da Artaud, aveva abbandonato la scuola a 16 anni. Da quel momento si era dedicato ad un nomadismo esistenziale che lo aveva portato a contatto con l’ambiente bohémien del Quartiere latino, dove alcune correnti post-surrealiste sognavano ancora di concretizzare il vecchio progetto di saldare la rivoluzione
sociale di Marx con la rivolta esistenziale di Rimbaud. Chtcheglov e il suo amico e coinquilino, Henry de Bearn, erano da poco finiti nei guai, accusati nientemeno di progettare un attentato per far saltare le Torre Eiffel, colpevole con le sue luci di non farli dormire di notte. (…)”, dalla nota introduttiva di Leonardo Lippolis.

*   *   *

“In città, senza più tempio del sole, noi ci annoiamo. Tra le gambe delle passanti i dadaisti avrebbero voluto trovare una chiave a stella e i surrealisti una coppa di cristallo, tutto questo è perduto. Sappiamo leggere sui volti ogni promessa, ultimo stadio della morfologia. La poesia dei manifesti è durata vent’anni. Ci annoiamo in città, bisogna faticare molto per scoprire ancora dei misteri sui cartelli della pubblica via, ultimo stadio dell’umorismo e della poesia (…). Noi lasciamo a Le Corbusier il suo stile, così adatto a fabbriche ed ospedali, come pure alle prigioni del futuro: in fondo non costruisce già delle chiese? Non so quale risentimento abita quest’individuo – brutto di viso e ripugnante nelle sue concezioni del mondo – per voler schiacciare l’uomo sotto ignobili masse di cemento armato, questa nobile materia che dovrebbe consentire un’articolazione aerea dello spazio, superiore al gotico fiammeggiante. Il suo potere di rincretinimento è immenso. Un progetto di Le Corbusier è l’unica immagine che evoca in me l’idea di un suicidio immediato. Sparirebbe per colpa sua ciò che resta della gioia. E dell’amore – della passione – della libertà. (…) Una malattia mentale ha invaso il pianeta: la banalizzazione. Tutti sono ipnotizzati dalla produzione e dal comfort – fognature, ascensori, stanze da bagno, lavatrici. Questo stato di fatto, che ha avuto origine dalla protesta contro la miseria, supera il suo lontano fine – la liberazione dell’uomo dalle preoccupazioni materiali – per divenire nell’immediato un’immagine ossessionante. Tra l’amore e lo svuota-rifiuti automatico la gioventù di tutti i paesi ha scelto e preferisce lo svuota-rifiuti. Un totale cambiamento di rotta dello spirito diviene indispensabile, tramite la messa in evidenza dei desideri dimenticati e la creazione di desideri completamente nuovi. (…)”, GILLES IVAIN, 1953.

*   *   *

“(…) la psicogeografia di Gilles Ivain coglie con straordinaria lungimiranza come lotta alla psichiatria e lotta alle istituzioni siano la medesima cosa nel quadro di un urbanesimo unitario, che ripristinando un rapporto olistico e creativo tra la soggettività e l’architettura la abolisca quale spazio strutturato da dispositivi per tradurla in luogo soggettivamente istituito, laddove la depatologizzazione di ogni modalità psichica, che sarà propria dei movimenti “antipsichiatrici”, ponga la condizione basilare per l’anarchia urbana dell’essere umano.”, dalla postfazione di Pep (Kalashnikov Collective).

 

 


Mag 14 2013

Alessia Questa Sono Io :: Tutta d’un fiato

AlessiaQSI-cover

 

Free download: http://maldoror.noblogs.org/files/2013/05/AlessiaQSI.pdf

 

«(…) Nessuna prudenza la prudenza è il più potente tra gli anestetici una ciambella di salvataggio ed io non ho bisogno di un inganno per vivere voglio che sia tutto reale che se sei prudente non ti sporchi più e devi applicare una strategia di conservazione di distanza la prudenza è un’amara precoce sepoltura è una bara di nebbia e ti si rapprende l’anima come sangue vecchio io li tocco i prudenti quelli che non ardono quelli che non s’impegnano nelle imprese anche quelle infelici quelli che non sanno che la massima libertà è nella presenza è nell’azione quelli in ginocchio in attesa che un dio generoso esaudisca le loro preghiere quelli che non hanno una diagonale quelli che hanno perso la visione di un mondo nuovo a partire da un gesto di conforto di solidarietà di comunione quelli che non rispondono all’eco delle conchiglie quelli che in assenza di possibilità persistono nella loro somiglianza e resistono al cambiamento quelli che non sanno che la forza a volte è nell’abbandono perché abbandonarsi è abbracciare tutte le alternative quelli che dicono che i miei sogni sono un margine nero a lato della vita quelli non li tocco e basta m’apro il petto con l’unghia bisturi ci entro dentro lentamente come in un bacio lungo leccami il cuore e tienine il sapore tra i denti (…)»

 


Ott 23 2012

Carmine Mangone :: Non me ne frega un cazzo della letteratura

 

Free download: http://maldoror.noblogs.org/files/2012/10/Carmine-Mangone_NonMeNeFregaUnCazzoDellaLetteratura.pdf

 

“(…) Questi versi restano fedeli ad un’incompiutezza, mi rappresentano solo in parte, rappresentano cioè solo sommariamente ciò che portano di riflesso, e andranno quindi oltrepassati (o completati) in ben altro e con ben altro rigore. (…) Che poi, a dirla tutta, qui non si tratta neanche di puro gioco. Ho sempre considerato l’amore una cosa tremendamente seria, che va affrontata semmai con la sfrontata leggerezza che potevano avere, che so?, gli anarchici spagnoli che bruciavano le chiese negli anni Trenta del secolo scorso. Ecco. Bruciare le “parrocchie” della poesia, della letteratura; farsi autori di un intero mondo, non di una semplice, meschina silloge di poesia (posso confessarvi che il termine “silloge” mi è sempre stato sul cazzo?): ecco parte della totalità che ho sempre avuto in mente, ed ecco il senso, certo provocatorio, ma anche a mo’ di scongiuro, che si cela dietro il titolo di questa raccolta. Raccolta che esce (gratuitamente, com’è giusto che sia, dato il mio sogno di abbattere ogni valorizzazione capitalista) anche per un altro motivo (non semplicemente per la necessità mai doma di dire l’amore, ma anche per un’altra forma d’affetto che mi rimbomba dentro) e che concerne gli amici, i compagni che hanno apprezzato in questi ultimi due anni la lettura dal vivo di alcune tra queste composizioni. Anche per loro, per loro che sanno amare e ridere, esce questa cosa informe che vuole spingersi beffardamente ai confini della poesia scritta. Invece a tutti gli altri dico di non crucciarsi: si tratta infatti della mia ultima, maldestra acrobazia in versi. È tempo ormai di dare un’altra forma (una forma rigorosa, inflessibile e meno instabile) alla prassi umana che mi preme affermare. Rimbaud è morto per i suoi peccati, non per i vostri. Scagliamo dunque la prima pietra. La vita non è altrove.” (dalla nota introduttiva di Carmine Mangone).

 

>>> Disegni di Simona Pocorobba <<<

*  *  *

io devo dirtelo
devo proprio dirtelo
ho quest’urgenza che nasce dal sangue
dalla sovversione di sangue e sperma che mi rende vivo
tu puoi togliermi la poesia
può togliermi rimbaud lautréamont artaud
puoi togliermi tutti i rumori che mi stregano
puoi togliermi gli einstürzende neubauten i joy division i crass
puoi bruciare i miei libri
puoi saccheggiare il mio cielo di stelle spurie
puoi rapinarmi di tutte le parole
anche di queste parole così stronze
ma non mi puoi escludere dall’esperienza del tuo culo
non puoi negarmi la freschezza di quella fessura che taglia in due la
mia capacità di discernere e che traccia una fossa delle marianne tra
le tue reni e l’orizzonte degli eventi
il tuo culo è il disastro eracliteo di ogni mio giorno
il tuo culo è questo bassorilievo caldo che nessun museo potrà gelare
il tuo culo è nato dalla supernova che fu il mondo prima dell’amore
devo proprio dirtelo
non m’interessa dove va la letteratura
non me ne frega un cazzo della letteratura
mi preme solo l’opera di carne che
sarà nostra prima del compimento finale
prima del termine di ciò che è senza termine
esaurendosi senza fine tra me e te