Maurice Blanchot :: La follia del giorno

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Illustrazioni di Roberto Clemente.

 

«Nella vita di tutti giorni, [Blanchot] era l’uomo più semplice che ci sia. Molto dolce, sempre di buon umore, con il suo leggendario e meraviglioso sorriso. Non l’ho mai visto in collera (eccettuate le sue vivaci collere politiche) e aveva una costante preoccupazione per i problemi degli amici. Per il resto, aveva molto humour, senza quasi accorgersene; comprendeva tutto e non accusava mai.», testimonianza di Monique Antelme.

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«Io non sono né saggio né ignorante. Ho provato gioie. È troppo poco dire: sono vivo, e questa vita mi dà il più grande pia­cere. La morte, allora? Quando morirò (forse tra poco), conoscerò un piacere im­menso. Non parlo del pregustare la morte che è insulso e spesso sgradevole. Il soffrire abbrutisce. La grande ve­rità di cui sono sicuro è invece questa: provo nel vivere un piacere senza limiti e avrò nel morire una soddisfazione senza limiti. (…) Gli uomini, specie bizzarra, vorrebbero sfuggire alla morte. E alcuni gridano, morire, morire, perché vorrebbero sfuggire alla vita. «Ma quale vita, mi uccido, mi ar­rendo.» Ciò è pietoso, strano, è un errore.  Ho incontrato tuttavia degli esseri che non hanno mai detto alla vita, taci, e alla morte, vattene. Quasi sempre delle donne, creature belle. Quanto agli uomini, il terrore li asse­dia, la notte li ferisce, vedono i loro progetti annientati, il loro lavoro ridotto in polvere, restano sbigottiti, loro, così grandi, che volevano fare il mondo, ma tutto sprofonda. (…) Devo confessarlo, ho letto molti libri. Quando scomparirò, tutti questi volumi muteranno impercettibilmente; più grandi i margini, più debole il pensiero. Sì, ho parlato a troppa gente, oggi questo mi sor­prende; ogni persona è stata per me un intero popolo. Un così immenso altro mi ha reso me stesso molto più di quanto avrei voluto. Adesso, la mia esistenza è di una solidità sor­prendente; anche le malattie mortali mi giu­dicano coriaceo. Me ne scuso, ma è necessario che io seppellisca qualcun altro prima di me. (…)», MAURICE BLANCHOT (La follia del giorno ).

 

«Sei qui adesso: il tratto impossibile del dado. Il ricatto è motivo: non posso rimettermi a te che leggi. Sei tutti i lettori, in ogni istante. Ogni istante ha una punta, no: ogni istante ha una serie infinita di punte che si drizzano e si piegano senza soluzione di continuità. Scrittura frattale sparpagliata ovunque.», gallizio.

«Sembrerebbe incredibile – tenerne conto, tenerne racconto – eppure si continua ad affidare l’idea dell’impossibile (e cos’è l’impossibile se non la creazione di una soglia tra vita e morte che permetta a noi e ai nostri affetti di sormontare ogni durata, ogni tempo?), si continua ad insufflare una tale idea in tutti i movimenti umani che tendono, non solo sulla carta e anche solo in potenza, ad una impossibilità della parola. Sembrerebbe assurdo, ma ormai gli inventori del mondo simbolico costringono sulla soglia o addirittura combattono molti dei loro stessi simboli per poter meglio vivere e mutuare il proprio mondo. In quest’assurdo, in questo movimento senza più segnaletica ideologica, c’è però tutto quel che ancora rimane di apertura sovrana – di continuità – verso l’esistente e l’ignoto.», Carmine Mangone.

 


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