dic 16 2013

Maurice Blanchot :: La follia del giorno

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Illustrazioni di Roberto Clemente.

 

«Nella vita di tutti giorni, [Blanchot] era l’uomo più semplice che ci sia. Molto dolce, sempre di buon umore, con il suo leggendario e meraviglioso sorriso. Non l’ho mai visto in collera (eccettuate le sue vivaci collere politiche) e aveva una costante preoccupazione per i problemi degli amici. Per il resto, aveva molto humour, senza quasi accorgersene; comprendeva tutto e non accusava mai.», testimonianza di Monique Antelme.

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«Io non sono né saggio né ignorante. Ho provato gioie. È troppo poco dire: sono vivo, e questa vita mi dà il più grande pia­cere. La morte, allora? Quando morirò (forse tra poco), conoscerò un piacere im­menso. Non parlo del pregustare la morte che è insulso e spesso sgradevole. Il soffrire abbrutisce. La grande ve­rità di cui sono sicuro è invece questa: provo nel vivere un piacere senza limiti e avrò nel morire una soddisfazione senza limiti. (…) Gli uomini, specie bizzarra, vorrebbero sfuggire alla morte. E alcuni gridano, morire, morire, perché vorrebbero sfuggire alla vita. «Ma quale vita, mi uccido, mi ar­rendo.» Ciò è pietoso, strano, è un errore.  Ho incontrato tuttavia degli esseri che non hanno mai detto alla vita, taci, e alla morte, vattene. Quasi sempre delle donne, creature belle. Quanto agli uomini, il terrore li asse­dia, la notte li ferisce, vedono i loro progetti annientati, il loro lavoro ridotto in polvere, restano sbigottiti, loro, così grandi, che volevano fare il mondo, ma tutto sprofonda. (…) Devo confessarlo, ho letto molti libri. Quando scomparirò, tutti questi volumi muteranno impercettibilmente; più grandi i margini, più debole il pensiero. Sì, ho parlato a troppa gente, oggi questo mi sor­prende; ogni persona è stata per me un intero popolo. Un così immenso altro mi ha reso me stesso molto più di quanto avrei voluto. Adesso, la mia esistenza è di una solidità sor­prendente; anche le malattie mortali mi giu­dicano coriaceo. Me ne scuso, ma è necessario che io seppellisca qualcun altro prima di me. (…)», MAURICE BLANCHOT (La follia del giorno ).

 

«Sei qui adesso: il tratto impossibile del dado. Il ricatto è motivo: non posso rimettermi a te che leggi. Sei tutti i lettori, in ogni istante. Ogni istante ha una punta, no: ogni istante ha una serie infinita di punte che si drizzano e si piegano senza soluzione di continuità. Scrittura frattale sparpagliata ovunque.», gallizio.

«Sembrerebbe incredibile – tenerne conto, tenerne racconto – eppure si continua ad affidare l’idea dell’impossibile (e cos’è l’impossibile se non la creazione di una soglia tra vita e morte che permetta a noi e ai nostri affetti di sormontare ogni durata, ogni tempo?), si continua ad insufflare una tale idea in tutti i movimenti umani che tendono, non solo sulla carta e anche solo in potenza, ad una impossibilità della parola. Sembrerebbe assurdo, ma ormai gli inventori del mondo simbolico costringono sulla soglia o addirittura combattono molti dei loro stessi simboli per poter meglio vivere e mutuare il proprio mondo. In quest’assurdo, in questo movimento senza più segnaletica ideologica, c’è però tutto quel che ancora rimane di apertura sovrana – di continuità – verso l’esistente e l’ignoto.», Carmine Mangone.

 


mag 28 2013

Gilles Ivain :: Formulario per un nuovo urbanismo

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Prima edizione italiana integrale

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“Il Formulario per un nuovo urbanismo viene scritto a Parigi tra l’agosto e il settembre del 1953 a firma di Gilles Ivain, pseudonimo di Ivan Chtcheglov, un diciannovenne che, folgorato dalla lettura della vita di Van Gogh suicidato dalla società raccontata da Artaud, aveva abbandonato la scuola a 16 anni. Da quel momento si era dedicato ad un nomadismo esistenziale che lo aveva portato a contatto con l’ambiente bohémien del Quartiere latino, dove alcune correnti post-surrealiste sognavano ancora di concretizzare il vecchio progetto di saldare la rivoluzione
sociale di Marx con la rivolta esistenziale di Rimbaud. Chtcheglov e il suo amico e coinquilino, Henry de Bearn, erano da poco finiti nei guai, accusati nientemeno di progettare un attentato per far saltare le Torre Eiffel, colpevole con le sue luci di non farli dormire di notte. (…)”, dalla nota introduttiva di Leonardo Lippolis.

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“In città, senza più tempio del sole, noi ci annoiamo. Tra le gambe delle passanti i dadaisti avrebbero voluto trovare una chiave a stella e i surrealisti una coppa di cristallo, tutto questo è perduto. Sappiamo leggere sui volti ogni promessa, ultimo stadio della morfologia. La poesia dei manifesti è durata vent’anni. Ci annoiamo in città, bisogna faticare molto per scoprire ancora dei misteri sui cartelli della pubblica via, ultimo stadio dell’umorismo e della poesia (…). Noi lasciamo a Le Corbusier il suo stile, così adatto a fabbriche ed ospedali, come pure alle prigioni del futuro: in fondo non costruisce già delle chiese? Non so quale risentimento abita quest’individuo – brutto di viso e ripugnante nelle sue concezioni del mondo – per voler schiacciare l’uomo sotto ignobili masse di cemento armato, questa nobile materia che dovrebbe consentire un’articolazione aerea dello spazio, superiore al gotico fiammeggiante. Il suo potere di rincretinimento è immenso. Un progetto di Le Corbusier è l’unica immagine che evoca in me l’idea di un suicidio immediato. Sparirebbe per colpa sua ciò che resta della gioia. E dell’amore – della passione – della libertà. (…) Una malattia mentale ha invaso il pianeta: la banalizzazione. Tutti sono ipnotizzati dalla produzione e dal comfort – fognature, ascensori, stanze da bagno, lavatrici. Questo stato di fatto, che ha avuto origine dalla protesta contro la miseria, supera il suo lontano fine – la liberazione dell’uomo dalle preoccupazioni materiali – per divenire nell’immediato un’immagine ossessionante. Tra l’amore e lo svuota-rifiuti automatico la gioventù di tutti i paesi ha scelto e preferisce lo svuota-rifiuti. Un totale cambiamento di rotta dello spirito diviene indispensabile, tramite la messa in evidenza dei desideri dimenticati e la creazione di desideri completamente nuovi. (…)”, GILLES IVAIN, 1953.

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“(…) la psicogeografia di Gilles Ivain coglie con straordinaria lungimiranza come lotta alla psichiatria e lotta alle istituzioni siano la medesima cosa nel quadro di un urbanesimo unitario, che ripristinando un rapporto olistico e creativo tra la soggettività e l’architettura la abolisca quale spazio strutturato da dispositivi per tradurla in luogo soggettivamente istituito, laddove la depatologizzazione di ogni modalità psichica, che sarà propria dei movimenti “antipsichiatrici”, ponga la condizione basilare per l’anarchia urbana dell’essere umano.”, dalla postfazione di Pep (Kalashnikov Collective).

 

 


mag 14 2013

Alessia Questa Sono Io :: Tutta d’un fiato

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«(…) Nessuna prudenza la prudenza è il più potente tra gli anestetici una ciambella di salvataggio ed io non ho bisogno di un inganno per vivere voglio che sia tutto reale che se sei prudente non ti sporchi più e devi applicare una strategia di conservazione di distanza la prudenza è un’amara precoce sepoltura è una bara di nebbia e ti si rapprende l’anima come sangue vecchio io li tocco i prudenti quelli che non ardono quelli che non s’impegnano nelle imprese anche quelle infelici quelli che non sanno che la massima libertà è nella presenza è nell’azione quelli in ginocchio in attesa che un dio generoso esaudisca le loro preghiere quelli che non hanno una diagonale quelli che hanno perso la visione di un mondo nuovo a partire da un gesto di conforto di solidarietà di comunione quelli che non rispondono all’eco delle conchiglie quelli che in assenza di possibilità persistono nella loro somiglianza e resistono al cambiamento quelli che non sanno che la forza a volte è nell’abbandono perché abbandonarsi è abbracciare tutte le alternative quelli che dicono che i miei sogni sono un margine nero a lato della vita quelli non li tocco e basta m’apro il petto con l’unghia bisturi ci entro dentro lentamente come in un bacio lungo leccami il cuore e tienine il sapore tra i denti (…)»

 


ago 15 2012

Michel Foucault :: Introduzione alla vita non fascista

 

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Ebook trilingue [ ITA | FRA | ENG ] contenente la breve e intensa prefazione che Michel Foucault scrisse per l’edizione americana (1977) de’ L’Anti-Edipo di Deleuze e Guattari.

«Liberate l’azione politica da ogni forma di paranoia unitaria e totalizzante (…) fate crescere l’azione, il pensiero e i desideri per proliferazione (…) affrancatevi dalle vecchie categorie del Negativo (…) non innamoratevi del potere.», M. Foucault.


apr 21 2012

Maurizio Landini :: Esacerbo


Maurizio Landini, Esacerbo. 20 poesie immature

con opere astratto-informali di Cristina Cattaneo

“Mi indigno. / Mi ordigno.”

Free download dell’ebook: http://maldoror.noblogs.org/files/2012/04/MaurizioLandini_Esacerbo.pdf