Category Archives: General

mail art project :: PORNOGRAPHY

 

Vortice Mail Art Italia e Maldoror Press​ presentano:
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Mail Art Call / Progetto d’arte postale

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PORNOGRAPHY
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nessuna giuria
formato: A5/A4
tecnica: libera

testi e immagini dovranno essere INEDITI
Catalogo in PDF [uscirà come ebook targato Maldoror Press]

N.B.: i materiali saranno l’oggetto di una MOSTRA itinerante che si svolgerà in luoghi “ameni” e non collegati al milieu commerciale artistico.

DEADLINE: 31 ottobre 2019

Spedire i contributi a:
Francesco Cornello​
via Paolo VI n. 7
24060 Bagnatica (BG)

Data l’assenza di filtri di selezione riguardo il contenuto dei lavori, ogni partecipante si assumerà la responsabilità del proprio lavoro. No politically correct. No parental advisory. No censorship.

 

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Vortice Mail Art Italia and Maldoror Press present:
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Mail Art Project
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PORNOGRAPHY
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no jury format: A5 / A4
technique: free
Write your name, surname, address and e-mail address behind each work. Thank you!
texts and images must be UNPUBLISHED
PDF catalog [released as Maldoror Press ebook]
The materials will be the subject of a traveling EXHIBITION that will take place in “pleasant” places and not connected to the artistic commercial milieu.
DEADLINE: October 31st 2019
Send contributions to:
Francesco Cornello
via Paolo VI n. 7
24060 Bagnatica (BG) Italy
Given the absence of selection filters regarding the content of the work, each participant will take responsibility for his own work. No politically correct. No parental advisory. No censorship.

 


Il pesa-nervi #1

 

Il pesa-nervi n. 1

marzo 2019

“A posteriori. Il lato B delle cose”

coordinamento & layout: Carmine Mangone

>> download gratuito (pdf, 13,1 MB) <<

In questo numero:

Emi Anrakuji
Antonello Bancaruta Campus
Aldo Palazzolo
Simone Lucciola
Francesco Battaglia
Mimì Burzo
Beatrice Orsini
Carmine Mangone
Alberto Sipione
Isabel De Santis
Angela Falchi
Rosamaria Cerone
Flavio Sciolè
Maurizio Iorio
Monica Andreis
Francesco Cornello

 

“(…) Tentare. Venire tentati. Mettere una mano sotto la veste della realtà. Prenderla alle spalle e farla trasalire. Toccare il culo del destino o di ciò che, per pigrizia, possiamo ancora considerare impossibile. Tutto questo, ancora e sempre, per non nasconderci al cospetto delle nostre più segrete intenzioni.”

 


Mariella Soldo :: Il Professore K. o Z., dipende

 

Download gratuito dell’ebook: https://maldoror.noblogs.org/files/2019/01/Mariella-Soldo_IlProfessoreKoZdipende_MaldororPress-2019.pdf

 

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Un testo singolare, che può essere visto come una sorta di racconto espressionista (viene in mente il Bebuquin di Carl Einstein), ma anche come una pièce teatrale dadaista. Il Professore K. – o forse Z., chi può dirlo? – attraversa i territori dell’amore, della socialità, del sapere, ma non si fissa su alcun nome, su nessuna narrazione. Non si sa da dove viene, non ha una direzione univoca, eppure per lui, plagiando un noto aforisma di Karl Kraus, potrebbe valere una formula quasi esoterica: la mancanza dell’origine è la meta. Ed è intorno a questa “origine” – di volta in volta elusa, bramata, rigettata – che Mariella Soldo, regista e autrice teatrale, costruisce una trama continuamente sospesa tra invenzioni surreali e tenerezze appena accennate, come pure tra svolte grottesche e accenni di critica (neanche troppo sottesa) verso il governo sociale della cultura.

 

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“K. o Z. pensava che l’essere umano fosse il meccanismo più assurdo che potesse esistere. Non ci sarebbe mai stata una spiegazione, quindi aveva deciso di considerarsi una forma artistica adeguata al suo tempo.

Inutile.
Brutta.
Da rivedere.”

 


Mimì Burzo :: Rupert

 

 

Download gratuito dell’ebook: https://maldoror.noblogs.org/files/2018/10/Burzo-Rupert-Maldoror_Press-2018.pdf

 

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Una manciata di testi poetici per dire la breccia sempre possibile verso l’impossibile. Un tentativo di parola per amare l’Altro attraverso un verbo costretto all’infinito – o contro l’infinito zoppicante dei poeti – senz’altra coniugazione che non sia per amore, o per una qualche forma esacerbata d’intelligenza, tentando la parola dell’unicità, della lotta, degli umori, ben prima che se ne muoia per i suoi “peccati”, ben prima che essa si disfi e ricombini dentro la storia dei fallimenti.

 

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[…] [Non esiste nulla] Solo il canto indecente del mondo, e due mani che lo prendono in grembo. Per cullarlo. Solo per cullarlo. Il mondo ha bisogno di essere cullato. Se sei il mondo posso solo cullarti con la musica che dondola l’impossibilità di un noi e quattro piedi su di una via. Qualche macchina e pochi alberi. Quattro occhi e due mani. L’una dentro l’altra. Un paio di labbra su di un orecchio. Due encefali. Tessuto nervoso. Muscolare. Osseo. Vasi sanguigni. Due pancreas. Due fegati. Quattro polmoni. Cromosomi di forma diversa. L’avvicendarsi sulla strada, di due corpi uniti da un perché che si riduce ad un forse […].


Lisa Orlando :: Nasceranno per noi le umane città

 

Download gratuito dell’ebook: https://maldoror.noblogs.org/files/2018/09/Lisa-Orlando_Nasceranno-per-noi-le-umane-citta_Maldoror-Press_2018.pdf

 

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Nasceranno per noi le umane città è una raccolta di brevi saggi che si prova, con devota minuzia, a indicare (o a immaginare) una possibilità di salvezza – per un mondo che s’ammala e declina – attraverso un ribaltamento radicale dei punti di vista. Ribaltamento che dia luogo, anzitutto, a un nuovo saper vivere, e che insegni al mondo, e agli esseri che lo abitano, una cura che sopprima la violenza, le separazioni, in modo da riabilitare l’amore – rendendolo cioè nuovamente abile a dare un senso compiuto alla vita e alle relazioni tra i viventi. [Fotografie di Dana de Luca]

 

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[La battaglia della vita è dunque ineluttabile? Così
come la sua disfatta?]

Nel primo libro di Kakfa, Descrizione di una battaglia, c’è
la fatale considerazione che essa non potrà avere mai
alcuna vittoria, mai sconfitta, né mai potrà svigorirsi,
mai finire. È come se Kafka portasse in sé, sin dall’inizio,
questo breve, intenso dialogo che sintetizza tutta la
sua vita (la nostra?):

«In ogni caso tutto è perduto. – Devo quindi smettere? – No,
se smetti tutto è perduto».

 

 


Romina Capo, Carmine Mangone :: EROTICÀRDIO

 

 

Download gratuito:

https://maldoror.noblogs.org/files/2018/09/RominaCapo-CarmineMangone_Eroticardio_MaldororPress-2018.pdf

 

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Folgorante raccolta di testi poetici, scritta nell’arco di appena tre settimane tra il luglio e l’agosto 2018. Un varco attraverso i giorni, un tentativo per l’affetto, una ricerca di unicità e consapevolezza per azzannare il desiderio. Con venti illustrazioni di Alfonso Nacchia.

 

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Scostato il millantare delle lancette
le frette di arrivi e partenze
le scarpe strette dal troppo camminare
slordato il bacio dal sale
Noi .eravamo bellissimi
con tutte le nostre ruggini
ingoiate .le anemie dei cuori spaccati
come mele e come ferrose assenze
dimenticate .tra ferrovie e zone d’imbarco

(in ogni cielo cupo esiste un varco
anche se ha sapore di pioggia).

ROMINA CAPO

 

Le parole si prendono cura di tutto, sottraendoci a quel rifugio che può essere il pensiero della morte, del silenzio, eppure non rimediano a nulla.
M’interrogo sulle origini del movimento. Mi chiedo se ho sofferto per la conoscenza. Il pensiero è la sedimentazione di una follia elusa, di un dubbio suturato.
Da ragazzo, giocavo per strada tirando calci a un pallone e ancora non avevo quest’interesse per le rilegature. Ero dato dalla bellezza dell’accidentale, dalla malizia di un’obbedienza verso ogni tipo di disastro. Il mio cuore non aveva scadenze. La minaccia del destino era blanda. Vivevo sotto la sorveglianza delle mie sole esaltazioni.
Dov’è finita quella mancanza di fine? Dove si è incagliato quel me stesso eccessivo e spensierato? Come mai, a un certo punto della mia vita, ho scelto di amare restando poeticamente inadatto all’amore?

CARMINE MANGONE

 


Maurice Blanchot :: La follia del giorno

Blanchot_cover

 

Free download: http://maldoror.noblogs.org/files/2013/12/MauriceBlanchot_LaFolliaDelGiorno.pdf

 

Illustrazioni di Roberto Clemente.

 

«Nella vita di tutti giorni, [Blanchot] era l’uomo più semplice che ci sia. Molto dolce, sempre di buon umore, con il suo leggendario e meraviglioso sorriso. Non l’ho mai visto in collera (eccettuate le sue vivaci collere politiche) e aveva una costante preoccupazione per i problemi degli amici. Per il resto, aveva molto humour, senza quasi accorgersene; comprendeva tutto e non accusava mai.», testimonianza di Monique Antelme.

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«Io non sono né saggio né ignorante. Ho provato gioie. È troppo poco dire: sono vivo, e questa vita mi dà il più grande pia­cere. La morte, allora? Quando morirò (forse tra poco), conoscerò un piacere im­menso. Non parlo del pregustare la morte che è insulso e spesso sgradevole. Il soffrire abbrutisce. La grande ve­rità di cui sono sicuro è invece questa: provo nel vivere un piacere senza limiti e avrò nel morire una soddisfazione senza limiti. (…) Gli uomini, specie bizzarra, vorrebbero sfuggire alla morte. E alcuni gridano, morire, morire, perché vorrebbero sfuggire alla vita. «Ma quale vita, mi uccido, mi ar­rendo.» Ciò è pietoso, strano, è un errore.  Ho incontrato tuttavia degli esseri che non hanno mai detto alla vita, taci, e alla morte, vattene. Quasi sempre delle donne, creature belle. Quanto agli uomini, il terrore li asse­dia, la notte li ferisce, vedono i loro progetti annientati, il loro lavoro ridotto in polvere, restano sbigottiti, loro, così grandi, che volevano fare il mondo, ma tutto sprofonda. (…) Devo confessarlo, ho letto molti libri. Quando scomparirò, tutti questi volumi muteranno impercettibilmente; più grandi i margini, più debole il pensiero. Sì, ho parlato a troppa gente, oggi questo mi sor­prende; ogni persona è stata per me un intero popolo. Un così immenso altro mi ha reso me stesso molto più di quanto avrei voluto. Adesso, la mia esistenza è di una solidità sor­prendente; anche le malattie mortali mi giu­dicano coriaceo. Me ne scuso, ma è necessario che io seppellisca qualcun altro prima di me. (…)», MAURICE BLANCHOT (La follia del giorno ).

 

«Sei qui adesso: il tratto impossibile del dado. Il ricatto è motivo: non posso rimettermi a te che leggi. Sei tutti i lettori, in ogni istante. Ogni istante ha una punta, no: ogni istante ha una serie infinita di punte che si drizzano e si piegano senza soluzione di continuità. Scrittura frattale sparpagliata ovunque.», gallizio.

«Sembrerebbe incredibile – tenerne conto, tenerne racconto – eppure si continua ad affidare l’idea dell’impossibile (e cos’è l’impossibile se non la creazione di una soglia tra vita e morte che permetta a noi e ai nostri affetti di sormontare ogni durata, ogni tempo?), si continua ad insufflare una tale idea in tutti i movimenti umani che tendono, non solo sulla carta e anche solo in potenza, ad una impossibilità della parola. Sembrerebbe assurdo, ma ormai gli inventori del mondo simbolico costringono sulla soglia o addirittura combattono molti dei loro stessi simboli per poter meglio vivere e mutuare il proprio mondo. In quest’assurdo, in questo movimento senza più segnaletica ideologica, c’è però tutto quel che ancora rimane di apertura sovrana – di continuità – verso l’esistente e l’ignoto.», Carmine Mangone.

 


Gilles Ivain :: Formulario per un nuovo urbanismo

Formulario_cover

 

Free download: http://maldoror.noblogs.org/files/2013/05/Gilles-Ivain_Formulario_urbanismo.pdf

Prima edizione italiana integrale

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“Il Formulario per un nuovo urbanismo viene scritto a Parigi tra l’agosto e il settembre del 1953 a firma di Gilles Ivain, pseudonimo di Ivan Chtcheglov, un diciannovenne che, folgorato dalla lettura della vita di Van Gogh suicidato dalla società raccontata da Artaud, aveva abbandonato la scuola a 16 anni. Da quel momento si era dedicato ad un nomadismo esistenziale che lo aveva portato a contatto con l’ambiente bohémien del Quartiere latino, dove alcune correnti post-surrealiste sognavano ancora di concretizzare il vecchio progetto di saldare la rivoluzione
sociale di Marx con la rivolta esistenziale di Rimbaud. Chtcheglov e il suo amico e coinquilino, Henry de Bearn, erano da poco finiti nei guai, accusati nientemeno di progettare un attentato per far saltare le Torre Eiffel, colpevole con le sue luci di non farli dormire di notte. (…)”, dalla nota introduttiva di Leonardo Lippolis.

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“In città, senza più tempio del sole, noi ci annoiamo. Tra le gambe delle passanti i dadaisti avrebbero voluto trovare una chiave a stella e i surrealisti una coppa di cristallo, tutto questo è perduto. Sappiamo leggere sui volti ogni promessa, ultimo stadio della morfologia. La poesia dei manifesti è durata vent’anni. Ci annoiamo in città, bisogna faticare molto per scoprire ancora dei misteri sui cartelli della pubblica via, ultimo stadio dell’umorismo e della poesia (…). Noi lasciamo a Le Corbusier il suo stile, così adatto a fabbriche ed ospedali, come pure alle prigioni del futuro: in fondo non costruisce già delle chiese? Non so quale risentimento abita quest’individuo – brutto di viso e ripugnante nelle sue concezioni del mondo – per voler schiacciare l’uomo sotto ignobili masse di cemento armato, questa nobile materia che dovrebbe consentire un’articolazione aerea dello spazio, superiore al gotico fiammeggiante. Il suo potere di rincretinimento è immenso. Un progetto di Le Corbusier è l’unica immagine che evoca in me l’idea di un suicidio immediato. Sparirebbe per colpa sua ciò che resta della gioia. E dell’amore – della passione – della libertà. (…) Una malattia mentale ha invaso il pianeta: la banalizzazione. Tutti sono ipnotizzati dalla produzione e dal comfort – fognature, ascensori, stanze da bagno, lavatrici. Questo stato di fatto, che ha avuto origine dalla protesta contro la miseria, supera il suo lontano fine – la liberazione dell’uomo dalle preoccupazioni materiali – per divenire nell’immediato un’immagine ossessionante. Tra l’amore e lo svuota-rifiuti automatico la gioventù di tutti i paesi ha scelto e preferisce lo svuota-rifiuti. Un totale cambiamento di rotta dello spirito diviene indispensabile, tramite la messa in evidenza dei desideri dimenticati e la creazione di desideri completamente nuovi. (…)”, GILLES IVAIN, 1953.

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“(…) la psicogeografia di Gilles Ivain coglie con straordinaria lungimiranza come lotta alla psichiatria e lotta alle istituzioni siano la medesima cosa nel quadro di un urbanesimo unitario, che ripristinando un rapporto olistico e creativo tra la soggettività e l’architettura la abolisca quale spazio strutturato da dispositivi per tradurla in luogo soggettivamente istituito, laddove la depatologizzazione di ogni modalità psichica, che sarà propria dei movimenti “antipsichiatrici”, ponga la condizione basilare per l’anarchia urbana dell’essere umano.”, dalla postfazione di Pep (Kalashnikov Collective).

 

 


Alessia Questa Sono Io :: Tutta d’un fiato

AlessiaQSI-cover

 

Free download: http://maldoror.noblogs.org/files/2013/05/AlessiaQSI.pdf

 

«(…) Nessuna prudenza la prudenza è il più potente tra gli anestetici una ciambella di salvataggio ed io non ho bisogno di un inganno per vivere voglio che sia tutto reale che se sei prudente non ti sporchi più e devi applicare una strategia di conservazione di distanza la prudenza è un’amara precoce sepoltura è una bara di nebbia e ti si rapprende l’anima come sangue vecchio io li tocco i prudenti quelli che non ardono quelli che non s’impegnano nelle imprese anche quelle infelici quelli che non sanno che la massima libertà è nella presenza è nell’azione quelli in ginocchio in attesa che un dio generoso esaudisca le loro preghiere quelli che non hanno una diagonale quelli che hanno perso la visione di un mondo nuovo a partire da un gesto di conforto di solidarietà di comunione quelli che non rispondono all’eco delle conchiglie quelli che in assenza di possibilità persistono nella loro somiglianza e resistono al cambiamento quelli che non sanno che la forza a volte è nell’abbandono perché abbandonarsi è abbracciare tutte le alternative quelli che dicono che i miei sogni sono un margine nero a lato della vita quelli non li tocco e basta m’apro il petto con l’unghia bisturi ci entro dentro lentamente come in un bacio lungo leccami il cuore e tienine il sapore tra i denti (…)»

 


Michel Foucault :: Introduzione alla vita non fascista

 

[ Free download: http://maldoror.noblogs.org/files/2012/08/Foucault_IntroduzioneAllaVitaNonFascista.pdf ]

 

Ebook trilingue [ ITA | FRA | ENG ] contenente la breve e intensa prefazione che Michel Foucault scrisse per l’edizione americana (1977) de’ L’Anti-Edipo di Deleuze e Guattari.

«Liberate l’azione politica da ogni forma di paranoia unitaria e totalizzante (…) fate crescere l’azione, il pensiero e i desideri per proliferazione (…) affrancatevi dalle vecchie categorie del Negativo (…) non innamoratevi del potere.», M. Foucault.