Non ho vissuto invano, se ho i migliori nemici al mondo

  


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
Non c’è mai stata un'arca di Noè, se non nelle favole.
Ci sono stati in compenso cataclismi e rivoluzioni.
La materia non è statica. Il flusso delle energie è inarrestabile.
Anche se finisse l’uomo, ci sarebbe pur sempre una vita delle pietre, delle amebe, degli invertebrati.
Io non do molta rilevanza all’uomo, non sono mai stato un umanista. Ritengo che l’uomo sia sostanzialmente un animale snaturato, ma una tale idea è ancora troppo umana, puzza ancora di un certo veterohegelismo di ritorno.
L’uomo non è al centro del mondo e non è certo al centro delle mie riflessioni.
Al centro delle mie riflessioni ci sono io – ed io non sono l’umanità – bensì un essere umano unico e irripetibile che si strapperebbe volentieri, se potesse, qualche particola d’umanità.
Ciò non toglie che sono pur sempre in gioco – e che gioco prevalentemente con altri esseri umani.
E giocare con gli altri implica l’accettazione di uno spazio comune, la creazione di un’intesa, la concertazione dinamica di un affetto.
Ma io sono unico. I miei amori sono unici. Nessuno può capire, nessuno mai capirà, se non è dentro il movimento della mia comunità inconfessabile (per dirla con Blanchot). Posso solo farvi intuire la portata della mia unicità. E quest’eventualità che si chiama amicizia è solo la superficie dell’eternità, un lembo del mio cielo, un dettaglio della grande geometria poetica che ho in mente.

Qui, com’è evidente, la biopolitica non ha ragione d’essere, se non in contrasto radicale con la mia singolarità irriducibile.

Io so dove andrò. Non so invece dove andrà l’umanità. O forse sì.
Il capitalismo biopolitico farà affari d’oro ripulendo il pianeta che esso stesso ha insozzato. Tra cinquant’anni avremo l’impero di un ecocapitalismo globale all’insegna di una demo(teo)crazia assolutista, dove l’uomo sarà normato e ricreato ad libitum in ogni suo piccolo insignificante dettaglio, allontanandolo definitivamente dalla sua natura.
Si cambierà tutto incessantemente per far sì che mai nulla di sostanziale possa più cambiare.

Contro tutto questo bisognerà lottare senza tregua.
Per riprendersi l’amore, le piazze, gli alberi, le stelle e il pane cotto a legna.